Come nasce il termine Filter Bubble

Il termine Filter Bubble viene coniato per la prima volta da Eli Pariser nel suo libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You. L’autore nel suo testo, chiede al lettore di immaginare un mondo, quello di Internet, in cui la rete conosce dove lui vive, gli amici che frequenta, le idee che ha. Gli chiede di immaginare un mondo digitale in cui lui non ha segreti e in cui tutte le ricerche future  sono influenzate e filtrate dalle sue ricerche precedenti. Il mondo immaginato non è più un mondo distopico e lontano di un romanzo, ma è il mondo contemporaneo, quello che già dal 2011 si palesava come tale!

Cos’è il Filter Bubble

Il Filter Bubble è il processo di tracciamento delle nostre azioni su internet che vengono recepite e inglobate dal sistema. Le nostre ricerche, le nostre interazioni, il tempo che noi trascorriamo nel guardare un video: tutte queste azioni vengono immagazzinate dal sistema. Quello che facciamo oggi, sarà la nostra bolla per il domani. Il Filter Bubble o bolla di filtraggio è un processo che inconsciamente subiamo ogni giorno e di cui pubblicità e commercio si serve per venderci qualcosa. Non è necessariamente un oggetto: può essere un’idea, una convinzione politica, un luogo. Il Filter Bubble è quel sistema per cui non riusciamo ad uscire dalla nostra sfera personale, fisica e ideologica.

filter bubble - come internet influenza le nostre scelte

Come il Filter Bubble influenza la nostra presenza su internet

Sappiamo cosa sono i cookie? I cookie sono informazioni che i server raccolgono rispetto ai client e che immagazzinano. Cosa ne fanno? Se ne servono per “venderli” a servizi esterni e per analizzare i nostri movimenti e le nostre ricerche.

A quale scopo? Svariati:

  • commerciale;
  • di analisi;
  • di intercettazione del luogo;
  • per offrirci informazioni in maniera più veloce;
  • per conoscere cosa vogliamo e darcelo prima di chiederlo.

Sarebbe molto bello, se non fosse che i Big Data raccolti possono esserci utili in alcuni momenti (per esempio quando cerchiamo su internet gli orari di un film che vogliamo vedere e ci appaiono i risultati geolocalizzati nel luogo dove siamo in quel momento) e in altri casi sfavorevoli. Le tracce che abbiamo lasciato non sono proficue per il nostro pensiero e le nostre azioni. Facciamo degli esempi:

  • hai sentito al telegiornale di un evento di cronaca e vuoi approfondire la notizia, cercando di capirci meglio. Ogni giornale online avrà la sua personale concezione e un determinato schieramento (anche politico). I server sanno con quale tipo di giornale hai precedentemente interagito e filtra letteralmente le notizie da farti leggere. In pratica ti fornisce le informazioni che avvalorino il tuo pensiero preesistente. Sei rinchiuso in una bolla mentale e psicologica dalla quale non puoi uscire;
  • hai cercato un prodotto dimagrante su Amazon. Analizzi gli effetti, leggi le recensioni ed esci dal sito. Ma i cookie hanno tracciato i tuoi interessi e ritroverai quello stesso prodotto all’interno di altri siti internet o social su cui approderai.


Come il filter bubble influenza la nostra presenza sui social

Come il Filter Bubble influenza la nostra presenza sui social

Pensa alla tua presenza su Facebook. Il social viene ormai utilizzato dagli utenti come un feedly, un aggregatore di notizie.
Su Facebook hai:

  • amici
  • gruppi
  • pagine di informazione
  • pagine di aziende
  • altro.

In uno degli ultimi algoritmi di Facebook, il sistema è stato cambiato in modo tale che sulla home l’utente possa avere più notizie di amici che messaggi promozionali da pagine commerciali. Va da sè che per un’azienda emergere nel mare magnum delle notizie è un’impresa difficile.

Come nel caso di Internet, anche i social funzionano per interazione e quindi per tramite engagement! In questo caso l’influenza sulla visualizzazione delle notizie è maggiore e più ristretta perché i risultati che avremo sul social saranno meno ampie di quelle su Google.

In conclusione, cosa succede?

Succede che se un utente interagisce con una pagina politica, commentandola, mettendo like o condividendola, nel periodo successivo verrà bombardato dallo stesso messaggio. Succede che se la mia idea politica è fuorviata da una sola voce, continuerò a sentire solo e soltanto quella voce.
Stessa cosa per pagine, gruppi, utenti: il Filter Bubble conosce le nostre preferenze e ci ripropone gli stessi risultati.

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Quali sono le conseguenze del Filter Bubble?

Le conseguenze del principio del Filter Bubble sono devastanti! Rinchiudono l’utente in una bolla, dalla quale è difficile uscire.
Abbiamo parlato soltanto di Internet e Facebook. Pensate in grande e applicate lo stesso principio al mondo esterno.
Quali sarebbero le conseguenze?